I nuovi equilibri demografici dei paesi sviluppati posizionano le Scienze della Vita (la Life Science) come perno centrale delle dinamiche sociali, economiche e sanitarie di questo secolo. Ponendo le sue ricadute tecnologiche ed applicative come soluzione ad una serie di cambiamenti strutturali e fabbisogni delle economie più evolute: invecchiamento della popolazione attiva, aumento delle comorbilità, e conseguente sostenibilità del sistema di welfare pubblico e privato, e dello sviluppo economico.
il comparto della LifeScience e la sua traslazione tecnologica al settore della scienza della longevità stanno producendo uno straordinario contributo scientifico, tecnologico e di innovazione con oltre 50mila aziende censite a livello globale e centinaia di centri di ricerca.
Uno sforzo che attraversa e cambierà diversi comparti essenziali: la salute, la mobilità e i trasporti, il mondo produttivo e quello finanziario-assicurativo; ma che, ad oggi, trova ancora solo una parziale capacità applicativa nel quotidiano dei cittadini e professionisti sanitari..
Dalla mappatura del genoma umano avvenuta nel 2002, la Lifescience si è proposta come una dei comparti medico-scientifici a più alto tasso di scoperte ed innovazione per quanto riguarda le tecnologie/metodologie diagnostiche e terapeutiche e i nuovi modelli di servizio dedicati alla promozione della longevità in salute (la “Healthy Longevity”).
L’invecchiamento, e le patologie ad esso correlate, sono il risultato di un insieme di alterazioni molecolari e cellulari che si sviluppano nel tempo in modo del tutto asintomatico portando gradualmente alla perdita della normale fisiologia cellulare e funzionamento tessutale che nel tempo generano la fragilità (“frailty”) tipica del soggetto anziano.
Dati sperimentali dimostrano che interventi precoci su queste alterazioni possono ritardare l’insorgenza delle patologie cronico-degenerative associate all’invecchiamento e migliorare non solo l’aspettativa di vita ma anche, e soprattutto, la qualità della vita nella terza età.
Le scienze “omiche” (genomica, epigenomica, transcrittomica, metabolomica ecc..), sviluppatesi negli ultimi 20 anni, hanno permesso una classificazione precisa delle alterazioni molecolari alla base dell’invecchiamento generando nuove conoscenze e tecniche di analisi che permettono di conoscere con grande anticipo la propensione di una persona a certe patologie e/o deficit funzionali, il rischio relativo di sviluppare le patologie e la sua possibile risposta agli interventi correttivi.
Il trasferimento di queste conoscenze alla pratica clinica incontra però difficoltà oggettive legate a una serie di fattori che comprendono (1) la mancanza di una formazione professionale specifica, (2) le difficoltà legate all’interpretazione e gestione dei dati, e (3) il tasso di innovazione tecnologica molto elevato che richiede un costante aggiornamento professionale da parte dei professionisti sanitari.
Il tasso di scoperte scientifiche del comparto, il livello di innovazione tecnologica e la vastità delle competenze scientifiche necessarie a comprenderle ed applicarle, rendono pertanto essenziale un aiuto alla divulgazione e alla valutazione di queste componenti per favorirne l’adozione nel quotidiano, sia lato della fruizione che quello dell’erogazione.
La Fondazione SoLongevity ETS è guidata dal Prof. Alberto Beretta, ricercatore e immunologo, presidente della Fondazione, ed è iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS)
Personalità giuridica
Con atto DD 176/A2202A/2024 DEL 09/02/2024 della Regione Piemonte, di dichiara l’iscrizione della “Fondazione SoLongevity ETS” (CF: 94090690036; prot.n. 28829/2023) nella sezione “Altri Enti del Terzo Settore” del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), ai sensi dell’articolo 22 del D.Lgs. 3.7.2017 n. 117 e dell’articolo 16 del Decreto Ministeriale n. 106 del 15.9.2020.